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Welfare aziendale: agevolazioni salve anche per familiari non conviventi

Il decreto Omnibus chiarisce dal 2025 le agevolazioni welfare per i familiari diversi da coniuge e figli: convivenza non sempre necessaria.

Buone notizie per i dipendenti che beneficiano di piani di welfare aziendale e per le imprese che li hanno attivati. Il decreto Omnibus (art. 1 D.Lgs. 148/2026) mette al sicuro le agevolazioni fiscali anche quando il beneficiario è un familiare diverso dal coniuge o dai figli e non convive con il lavoratore. La condizione? Che la prestazione non richieda espressamente che il familiare sia fiscalmente a carico.

Il chiarimento sui rimborsi per le RSA

Con l'interpello n. 163/2026 è stato precisato che, a partire dal 2025, sono esentasse i rimborsi erogati dai datori di lavoro per le spese di RSA (residenze sanitarie assistenziali) sostenute dai dipendenti per i propri genitori, anche nel caso in cui il genitore non sia convivente.

Perché era necessario intervenire

L'intervento, con effetto dal 2025, risolve una criticità nata dopo le modifiche introdotte dal correttivo Irpef-Ires (D.Lgs. 192/2025). Il rischio concreto era quello di compromettere i benefici di welfare già assegnati, con possibili conguagli e recupero dell'agevolazione, che consiste nella non concorrenza del rimborso o del beneficio alla formazione del reddito del dipendente.

Come funziona la distinzione

La regola distingue tra due situazioni, con riferimento agli altri familiari indicati dall'art. 433 c.c. (genitori e, in loro mancanza, ascendenti prossimi o adottanti; generi e nuore; suocero e suocera; fratelli e sorelle):

  • Se la prestazione richiede solo che il beneficiario sia un familiare: non serve la convivenza con il contribuente, né la percezione di assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.
  • Se la prestazione richiede che il familiare sia fiscalmente a carico: tornano in gioco il requisito della convivenza o quello degli assegni alimentari.

I limiti di reddito per essere a carico

Per essere considerati fiscalmente a carico, il limite di reddito è di 2.840,51 euro, che sale a 4.000 euro per i figli con meno di 24 anni.

In sintesi: le imprese che hanno già erogato benefici di welfare ai propri dipendenti per familiari non conviventi possono contare su un quadro più chiaro, senza il timore di conguagli retroattivi, purché la prestazione non presupponga il requisito del carico fiscale.

Riferimenti normativi: Art. 1 D.Lgs. 148/2026; interpello n. 163/2026; D.Lgs. 192/2025; art. 433 c.c.

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