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Concordato preventivo biennale 2026-2027: guida all'adesione

Concordato preventivo biennale 2026-2027: guida all'adesione

Il concordato preventivo biennale è un accordo con l'Agenzia delle Entrate: il contribuente accetta in anticipo un reddito su cui pagare le imposte per due anni, e in cambio ottiene stabilità e una protezione dagli accertamenti. Per il biennio 2026-2027la finestra è aperta e la decisione va presa entro l'autunno.

Attenzione a non confondere due cose diverse. Il concordato preventivo biennaledi cui parliamo qui è uno strumento fiscale, disciplinato dal D.Lgs. 13/2024. Non ha nulla a che vedere con il concordato preventivo, il concordato minore o il concordato semplificato, che sono procedure di crisi d'impresa del Codice della crisi. Stesso nome, mondi opposti.

La scadenza: 31 ottobre 2026

Il termine di adesione è fissato dall'art. 7-bis, comma 3, del D.L. 38/2026, convertito dalla legge 88/2026, che dispone testualmente:

«Per il biennio 2026-2027 il termine per aderire alla proposta di concordato, di cui all'articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 12 febbraio 2024, n. 13, è differito al 31 ottobre 2026ovvero all'ultimo giorno del decimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta per i soggetti con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare.»

Due conseguenze pratiche. La prima: chi ha l'esercizio non coincidente con l'anno solarenon guarda al 31 ottobre, ma all'ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura del proprio periodo d'imposta. La seconda: il 31 ottobre 2026 cade di sabato, quindi per la regola generale sugli adempimenti fiscali in scadenza di sabato o in giorno festivo la scadenza si sposta al primo giorno lavorativo successivo, lunedì 2 novembre 2026.

La proroga ha una logica precisa: allineare il termine di adesione a quello di trasmissione delle dichiarazioni, così da avere un unico arco temporale per chiudere gli adempimenti e decidere. Entro la stessa data si può anche revocareun'adesione già inviata.

Chi può aderire

Il CPB è riservato ai contribuenti che applicano gli ISA— gli indici sintetici di affidabilità fiscale — esercenti attività d'impresa, arti o professioni. Il modello CPB non va invece utilizzato da chi ha già una proposta di concordato in essere per il biennio 2025-2026: in quel caso il patto è ancora in corso.

La condizione sui debiti fiscali

C'è un requisito che blocca molte adesioni ed è bene verificarlo per primo. Per accedere occorre non avere debiti tributari amministrati dall'Agenzia delle Entrate o debiti contributivi, oppure averli estinti entro i termini di adesione in misura tale che il debito residuo — interessi e sanzioni compresi — resti sotto la soglia di 5.000 euro.

Un dettaglio che spesso sfugge e che gioca a favore del contribuente: i debiti oggetto di provvedimenti di sospensione o di rateazione non concorrono al calcolo della soglia, finché i relativi benefici non decadono. Chi ha una rateazione in regola, quindi, non è automaticamente escluso.

Come si aderisce

L'adesione avviene inviando telematicamente il Modello CPB 2026/2027, approvato con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 27 febbraio 2026. Due modalità alternative, a scelta:

  • Invio congiunto: insieme al modello ISA relativo al periodo d'imposta 2025, in allegato alla dichiarazione dei redditi (modello REDDITI 2026)
  • Invio autonomo: con il solo frontespizio del modello REDDITI 2026, compilando la casella «Comunicazione CPB» con il codice 1 (Adesione)

E se si cambia idea

La revoca si effettua entro gli stessi termini dell'adesione, sempre con due strade: il codice 2 (Revoca) nel frontespizio con invio autonomo, oppure il codice 3(Revoca con flusso dichiarativo) in fase di invio della dichiarazione. Con quest'ultima modalità vengono revocate tutte le comunicazioni di adesione inviate in precedenza, ed è possibile trasmetterne contestualmente una nuova.

Cosa cambia rispetto alla prima edizione

Il decreto fiscale 2026 (D.L. 38/2026, convertito dalla legge 88/2026) ha corretto alcuni dei difetti che avevano frenato le adesioni:

  • Tetti massimi alla proposta per chi ha ISA bassi. L'art. 7-bis, comma 1, del D.L. 38/2026 ha aggiunto due lettere all'art. 9, comma 3-bis, del D.Lgs. 13/2024: il limite è del 30% per chi, nel periodo d'imposta antecedente a quelli cui si riferisce la proposta, presenta un livello di affidabilità fiscale pari o superiore a 6 ma inferiore a 8, e del 35% per chi lo presenta pari o superiore a 1 ma inferiore a 6. È la risposta alla critica più diffusa alla prima edizione: proposte percepite come sproporzionate proprio verso chi aveva indici più bassi
  • Iperammortamento compatibile. È stato inserito tra le variazioni ammesse a rettifica del reddito concordato: chi investe non vede più vanificato il beneficio dall'adesione al patto
  • Proroga del termine di adesione, allineato a quello dichiarativo

Le cause di decadenza sono un sistema chiuso

È il punto che più preoccupa chi valuta l'adesione: aderisco, e poi l'Agenzia trova un pretesto per farmi decadere. La risposta sta nell'art. 22 del D.Lgs. 13/2024, che elenca le cause di decadenza in modo tassativo. Rientrano, tra le altre, l'esistenza di attività non dichiarate oltre determinate soglie, le alterazioni significative della base concordata, le violazioni gravi, il venir meno dei requisiti soggettivi e gli omessi versamenti.

Su questo è intervenuta la Corte di giustizia tributaria di 1° grado di Brescia con la sentenza n. 363/2026, che ha annullato un accertamento su uno studio associato e, a cascata, quelli sui singoli soci. L'annualità contestata era coperta dalla combinazione tra adesione al CPB e ravvedimento speciale. I giudici hanno affermato che le cause di decadenza costituiscono un sistema chiuso: solo le ipotesi espressamente previste possono far perdere lo status di contribuente concordatario. Nel caso concreto, la mancata esibizione di documenti che l'Agenzia già possedeva (copie analogiche di fatture elettroniche) non è stata ritenuta idonea a giustificare la ripresa dei poteri accertativi.

La lettura pratica è questa: adesione al CPB pianificata correttamente e ravvedimento sulle annualità pregresse funzionano insieme come uno scudorispetto ai poteri di accertamento. Ma regge solo se i versamenti sono regolari e il perfezionamento è corretto.

Cosa sta per cambiare — iter in corso

Nei pareri sul decreto Omnibus è stata proposta la riapertura del ravvedimento speciale(art. 2-quater D.L. 113/2024) per chi rinnova l'adesione al CPB per il biennio 2026-2027, in modo da poter regolarizzare anche il 2023. È l'annualità oggi scoperta: resta fuori sia dalle protezioni del ravvedimento della prima edizione (che copriva dal 2018 al 2022) sia da quelle del CPB, pur essendo l'anno preso a base per formulare la proposta. Se la misura fosse confermata nella versione quinquennale, chi rinnova potrebbe blindare l'intero periodo 2020-2024.

Attenzione: si tratta di proposte in corso di conversione, non di norme vigenti.Aggiorneremo questa sezione quando l'iter sarà concluso. Dato al 12 agosto 2026.

Conviene aderire?

Non esiste una risposta valida per tutti, e diffidare di chi la dà. La convenienza dipende da come si muoverà il reddito nei due anni concordati rispetto alla proposta: se l'attività cresce, si pagano imposte su un reddito inferiore a quello effettivo; se cala, si paga su un reddito che non si è prodotto. A questo si aggiunge il valore, difficile da quantificare ma reale, della protezione dagli accertamenti e della prevedibilità del carico fiscale.

Gli elementi da mettere sul tavolo prima di decidere sono cinque: la proposta effettiva elaborata dal software dell'Agenzia, l'andamento reale previsto per 2026 e 2027, la posizione debitoria rispetto alla soglia dei 5.000 euro, il punteggio ISA (che ora determina anche il tetto massimo della proposta) e l'eventuale presenza di operazioni straordinarie in programma.

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