Successione azienda a coniuge e figli: quando scatta l'esenzione
Cassazione e Agenzia delle Entrate divergono sul concetto di controllo richiesto per l'esenzione dall'imposta di successione su azioni e quote.
Il passaggio generazionale dell'impresa di famiglia torna al centro dell'attenzione. Il tema è l'esenzione dall'imposta di successione prevista per i trasferimenti di azioni o quote societarie a favore del coniuge e dei discendenti: un beneficio importante, ma la cui applicazione dipende da un concetto chiave, quello di controllo della società.
Su questo punto, le posizioni della Corte di Cassazione e dell'Agenzia delle Entrate non coincidono.
La posizione della Cassazione
Secondo le pronunce più recenti della Corte di Cassazione, il controllo rilevante ai fini dell'esenzione va inteso in senso, per così dire, "assembleare": ciò che conta è che il beneficiario del trasferimento diventi titolare del diritto di esercitare la maggioranza dei diritti di voto necessaria per assumere, in concreto, l'insieme delle deliberazioni che — con riferimento alle società per azioni — la legge riserva alla competenza dell'assemblea ordinaria.
In altre parole, per i giudici è sufficiente che chi riceve le partecipazioni possa decidere sulle materie tipiche dell'assemblea ordinaria.
La posizione dell'Agenzia delle Entrate
L'Agenzia delle Entrate adotta invece una lettura più ampia e stringente, richiedendo un "controllo sostanziale" della società. Per il Fisco non basta che il beneficiario possa assumere le deliberazioni societarie ordinarie: occorre valutare anche la possibilità effettiva, per l'organo amministrativo, di svolgere appieno le funzioni gestorie ordinarie che normalmente gli competono.
Cosa significa in pratica
Per le famiglie che pianificano il passaggio generazionale di un'impresa, questa divergenza interpretativa non è un dettaglio:
- se si segue l'orientamento della Cassazione, l'esenzione si lega al possesso della maggioranza dei voti in assemblea ordinaria;
- se si segue l'impostazione dell'Agenzia delle Entrate, occorre verificare anche che la gestione ordinaria della società possa essere effettivamente esercitata dall'organo amministrativo.
Il risultato è che situazioni analoghe potrebbero essere valutate in modo diverso a seconda dell'interpretazione adottata, con possibili riflessi sull'applicabilità del beneficio fiscale.
Chi sta valutando il trasferimento di quote o azioni al coniuge o ai figli farebbe bene a prestare attenzione a come è strutturato il controllo societario che viene trasferito, perché è proprio su questo elemento che si gioca l'accesso all'esenzione dall'imposta di successione.
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