CPB 2026-2027: possibile ravvedimento speciale anche sul 2023
Allo studio la riapertura del ravvedimento speciale per chi rinnova il concordato preventivo biennale: coperto anche il 2023 e più tutele sul biennio 2024-2025.
Chi rinnoverà l'adesione al concordato preventivo biennale (CPB) per gli anni 2026-2027 potrebbe presto contare su una protezione fiscale rafforzata. Nei pareri parlamentari sul decreto Omnibus è stata infatti proposta la riapertura del ravvedimento speciale, lo strumento introdotto dall'art. 2-quater del D.L. 9.08.2024, n. 113.
Due possibili versioni
La proposta prevede due strade alternative:
- una versione "ridotta", che consentirebbe di regolarizzare il solo anno d'imposta 2023, abbinata al rinnovo del CPB per il 2026-2027;
- una versione "allargata", che riaprirebbe lo strumento per l'intero quinquennio 2020-2024.
In entrambi i casi, il ravvedimento funziona così: a fronte del pagamento di un'imposta sostitutiva sulle imposte sui redditi e sull'Irap per ogni annualità scelta, il contribuente ottiene una protezione dalle rettifiche reddituali e Iva previste dall'art. 39 Dpr 600/1973 e dall'art. 54, c. 2 Dpr 633/1972.
Perché il 2023 è l'anno chiave
La prima edizione del ravvedimento, collegata alle adesioni al CPB 2024-2025, copriva gli anni dal 2018 al 2022, lasciando scoperto proprio il 2023, cioè l'annualità presa a base per formulare la proposta di concordato.
La regolarità fiscale del 2023 è però fondamentale per la validità del patto: se le rettifiche dell'Agenzia delle Entrate su quell'anno superano determinate soglie, scattano le cause di decadenza dal concordato. Poter "scudare" il 2023 renderebbe quindi il CPB 2024-2025 sostanzialmente inattaccabile su questo fronte.
Fino a 7 anni di copertura
Se passasse la versione quinquennale, chi rinnova il patto potrebbe proteggere anche il 2024, che godrebbe di una doppia tutela: quella del ravvedimento e quella del concordato 2024-2025.
Inoltre, i contribuenti che avevano già aderito al primo ravvedimento per gli anni 2018-2022 potrebbero, coprendo anche 2023 e 2024, arrivare a proteggere dai controlli un arco temporale complessivo di 7 anni, dal 2018 al 2024.
Attenzione: è solo una proposta
È importante sottolineare che si tratta, al momento, di un'ipotesi contenuta nei pareri parlamentari sul decreto Omnibus: gli effetti descritti si produrranno solo se la proposta verrà trasformata in norma. Seguiremo gli sviluppi e vi aggiorneremo.
Riferimenti normativi: Art. 2-quater D.L. 9.08.2024, n. 113; art. 39 Dpr 600/1973; art. 54, c. 2 Dpr 633/1972
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